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    cosa dicono i sogni
 

Mercoledì, 14. Febbraio 2007

cosa dicono i sogni
di ys1bis, 23:05



COSA DICONO I SOGNI

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What Dreams Tell- Author: Ys - PG - Romance/Drama - for the From 2 til 6 Challenge on WIKTT - Hermione has a disturbing dream and has to make sure it doesn't become true. Tradotto da Maria aka SailorSnake e Cuccussétte - per tutti, ma con i genitori se sotto i 14 per immagini violente e angst - Dramma \ Romanticismo - Hermione viene svegliata in piena notte da un incubo: deve accertarsi che non diventi realtà. - L'originale è a: http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1562584

Un grido scosse l'aria silenziosa della notte e allarmò la giovane signora svegliandola, nella stanza da Prefetto. Lo sguardo rapido controllò la stanza, cercando la fonte di quell'urlo da banshee. Non vedendo niente muoversi nella stanza, delicata scosse il suo compagno. Grida nella notte non erano così rare alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, con una simile larga popolazione di fantasmi e altri esseri fantastici, ma qualcosa di questo urlo la fece tremare di paura. La persona che divideva il suo letto era ancora addormentata. Fece un suono molto simile a un sospiro e cambiò posizione, ma oltre a quello, non mostrò altri segni di stiracchiarsi.
"Svegliati!" disse Hermione Granger, pizzicandolo più forte.
Gli occhi dell'uomo si spalancarono, e aprì bocca come per parlare. Il grido venne udito di nuovo, e lei si rese conto di molte cose, nello stesso istante. La prima, il suono veniva dalla sua camera, e più precisamente dall'uomo che le era accanto. Secondo, questi non era addormentato, ma cercava di rimanere immobile. E lottava contro il dolore che stava torcendo il suo corpo.
"Prima le cose importanti," pensò lei. Prese la bacchetta e lanciò un Incantesimo Silenziatore sulla sua stanza. Non c'era necessità di svegliare l'intera scuola, e in modo particolare, di trovarsi la Professoressa McGonagall che piombava lì di corsa. Si rifiutò di immaginare la faccia della sua Capo Casa quando avesse visto con chi divideva il letto.
Si voltò verso l'uomo al suo fianco e si chinò su di lui. "Severus?" lo chiamò con dolcezza.
Gemette per il dolore. Il Marchio Oscuro stava bruciando dal calore. L'intero corpo stava tremando violentemente e poteva sentire i denti battere mentre cercava di ricacciare in gola i lamenti.
"Dovrei avvertire Dumbledore o Madama Pomfrey," pensò frenetica. Ma non si mosse, e lo raccolse tra le braccia. Sentì il Marchio Oscuro sotto le sue dita, era gonfio e pulsava di strana vita. Agguantò la bacchetta e disse, "Lumos!"
il Marchio sul braccio era di un rosso brillante e si sentì la voglia di uccidere Voldemort a mani nude, per aver causato a Severus un simile dolore.
"Penso che non possa raggiungerti qua a Hogwarts," gli sussurrò. "Penso che qui sei al sicuro."
Non le rispose, ma mentre il suo sguardo affondava in lei, poté immaginarsi la risposta. Ovvio, Voldemort aveva trovato un nuovo modo di torturarlo. Cercò di voltarsi, ancora era consapevole che lei era lì, anche nelle sue condizioni.
"Smettila di voler essere nobile. Puoi gridare, nessuno ti sentirà. Non c'è nulla di cui vergognarsi."
Una parte del suo controllo scattò e si contorse nel suo abbraccio, lasciando che i gemiti di sofferenza uscissero dalla sua gola. Gli strinse attorno le braccia e prese a mormorare incantesimi, cercando di alleviare il dolore. Ma non c'ara nulla da fare, e lei poté vedere come i suoi incantesimi paressero no avere affetto alcuno. Il Marchio Oscuro si gonfiò di più e Severus cercò di agguantare il braccio - o colpirlo con le unghie - solo che era troppo debole per farlo.
"Severus," lo implorò disperata. "Tieni duro, ti prego, ti prego…"
Lui la guardò, con le labbra che sole si muovevano cacciando i leggeri lamenti che non poteva reprimere, e lei gridò la sua sconfitta, quando il corpo divenne rigido tra le sue braccia.



~*~

Un grido scosse l'aria silenziosa della notte e allarmò la giovane signora svegliandola, nella stanza da Prefetto. Non ebbe bisogno di cercare attorno a sé per l'origine di quel lamento da banshee. Sedette di colpo sul letto, tremando. L'urlo era stato suo, o piuttosto, era stato l'eco di quello che Hemione, nel suo vivido sogno, aveva gettato. Strinse le braccia attorno ai ginocchi, trattenendoli al petto. Era stato un sogno, solo un sogno, eppure poteva ancora sentire il suo corpo nelle sue braccia come se nonostante tutto le nuove torture di Voldemort fossero davvero esplose e gli avessero strappato la vita.
Si prese la testa tra le mani.
"Pensaci, ragazza!" affannò. "Era solo un sogno, giusto? Ora, perché diavolo dovresti sognare il Professor Snape, tra tanta gente che c'è?"
Non le importava cosa le stesse dicendo la mente, non riusciva a liberarsi della vivida impressione di lui tra le sue braccia, e la perdita che aveva sentito quando si era resa conto che era morto. Infuriata con sé stessa, si alzò e camminò su e giù nella stanza, tesa, con Grattastinchi assonnato che la seguiva con lo sguardo pigro e lucente.
"Ecco cosa è!" esclamò frustrata, roteando gli occhi. "Ora faccio finta di essere la Professoressa Trelawney, e che ho le premonizioni! Perché non aver l'Occhio Interiore, visto che ci sono ?" concluse sarcastica.
Si costrinse a sedere sul letto e carezzare Grattastinchi che in risposta prese a fare le fusa. "Non posso crederci," mugolò qualche minuto dopo, "Non riesco a togliermelo dalla testa."
Si alzò, sospirando, si fece scivolare addosso gli abiti sulla camicia da notte, ripose cauta la bacchetta nella tasca.
"Va bene. Andrò a cercare il Professor Snape alle… 2:30 del mattino, senza avere la più debole idea di dove sia - eccetto che di certo è nel suo letto, dorme pacifico, al contrario di una ragazza pazza che crede di essere la nuova veggente del decennio… Sono patetica. Ma, come disse qualcuno, meglio il rimorso che il rimpianto."
Calzò comode ciabatte e scivolò fuori dalla sua stanza.
"Ovvio, non ho il mantello di Harry," grugnì tra sé."D'accordo, ecco il piano. Evito Flich e cerco di venir presa dal Professor Snape, se è l'unico modo per sapere che è ancora vivo. Se fallisce, verrò presa da Flich vicino ai sotterranei."
Il percorso verso i sotterranei si rivelò fin troppo facile. Non sentì il minimo rumore e di certo neppure un sibilo morbido come seta che minacciasse di sottrarre punti ai Grifondoro per essere in giro dopo il coprifuoco…
"E ora, dove sta il Professor Snape quando qualcuno ha bisogno di lui?" borbottò.
Era alla porta dell'Aula di Pozioni ed esitò. Sicuramente l'uomo non era lì nel bel mezzo della notte? Ma ancora, c'era la sensazione insistente nel fondo dell'anima, e implorava per una sola sua occhiata. Avrebbe anche accolto con calore l'idea di perdere punti, solo per sentire la sua voce.

~*~

Riscotendosi, aprì la porta spingendola con cautela, assicurandosi che i cardini non cigolassero. Le si mozzò il fiato appena vide la sagoma scura inginocchiata sul pavimento, una mano lunga aggrappata alla cattedra. E' vivo, pensò sulle prime, sollevata. Poi riesaminò meglio la scena, e la sua opinione si rovesciò. Infatti era vivo, ma non era in buone condizioni. Prese un respiro profondo e attraversò l'aula. Giunse al suo fianco. Si inginocchiò vicino a lui, fece passare la testa sotto il gancio del braccio, e strinse il braccio sinistro alla vita di Severus. Profumava ancora di sandalo - lo conosceva abbastanza, dopo averlo sentito alle lezioni - e quasi avrebbe voluto chiudere gli occhi e inspirare profondamente, poiché era profumo di un uomo vivo… Si morse il labbro inferiore e si concentrò.





"Appoggiati su di ne così potrai alzarti," gli sussurrò.

"Signorina Granger," gracchiò, "Torna nella tua stanza prima che tolga così tanti punti dal Grifondoro che non sarà capace di vincere la Coppa delle Case per i prossimi dieci anni."
Lei non riusciva a credere che stesse sorridendo come una citrulla, e rispose dolce, "Si, Professore. Dopo che ti avrò aiutato."Lo aiutò a sedere nella sua sedia, e lui ci si accasciò, guardandola.
"Cosa stavi facendo fuori a quest'ora?" le chiese guardandola con gli occhi stralunati.
Senza rifletterci abbracciò sè stessa. Faceva così quando la situazione stava complicandosi - beh, complicandosi di più.
"Ho avuto quell'incubo…" iniziò, incerta su cosa dire. "Stavi morendo tra le mie braccia," aggiunse in un sussurro.
"Avrei pensato che per te fosse un sogno, eccetto per la parte < tra le mie braccia>… sebbene quella parte sarebbe stata un sogno per me ," borbottò lui.
Hermione lo guardò sospettosa, senza credere davvero alle ultime parole che credeva di aver sentito.
"Cosa ti è successo ?"
Lui sospirò pesantemente. "Sono inutile adesso. Sanno che sono una spia per l'Ordine."
"Così ti hanno torturato…"
"Cruciatus, come al solito," disse, cercando di schernirsi, e fallendo. "Mi sono Tele portato prima che potessero finirmi e poi con la Polvere Volante e poi sono tornato qui. Ora, dimmi il tuo incubo."
"Dovresti riposare," gli disse decisa.
Lui piegò un sopracciglio, "Non ti ho chiesto consiglio, signorina Granger."
Lei ce la mise tutta per non arrossire mentre gli raccontava l'incubo, evitando con attenzione i suoi occhi.

~*~

Alla fine del racconto, lui stava decisamente sghignazzando.
"Signorina Granger, se ricordo bene, non sei dotata per niente in Divinazione."
"Per niente, signore."
"Allora posso sapere perché hai deciso di accertarti che stessi bene?"
Lei non incontrò I suoi occhi.
"La sensazione di perdita era insopportabile, signore."
Lei vide una strana luce nei suoi occhi e si interrogò su essa. Forse aveva bisogno di una Pozione per liberarsi dal dolore. Era sul punto di andare alla sua dispensa quando la mano dell'uomo si chiuse sul suo polso.
"Non andare ancora, signorina Granger," le disse, con gli occhi adesso pieni di febbre. "Non vorrai che mi faccia del male mentre provo a raggiungere la mia camera da letto, no?"
Lei scosse la testa e in silenzio gli offrì la spalla per appoggiarsi. Ne seguì il passo, facendo movimenti piccoli mentre lui si appoggiava con crescente pesantezza su di lei.
"Lo sai, signorina Granger," le disse, col fiato corto, appena raggiunsero la sua canera da letto, "Che alcuni dicono che i sogni esprimono sensazioni sepolte o represse?"
Lei non gli rispose, e lo adagiò sul letto."Ecco come è la cosa," continuò lui," Preferirei, per il tuo sogno, che si fermasse prima che muoia."
"Così vorrei io, signore," mormorò lei. "Nel sogno no volevo che morissi."
"Ma volevi svegliarti vicino a me, signorina Granger?" le chiese, il respiro caldo contro la guancia.
Lei sentì il viso che scottava e si rifiutò di rispondere. Lui sedette sul letto, senza lasciare il suo abbraccio sulle sue spalle, poi si sdraiò. Uno strattone un po' più forte e lei cadde sul letto accanto a lui, mentre le braccia la circondavano. Con un sospiro rilassato, posò il suo viso sul collo di Hermione, e chiuse gli occhi. La sorpresa la fece irrigidire prima che si rilassasse lentamente, incapace di negargli un poco di conforto.
"Ci sarò per farti una sorpresa domani," pensò lei mentre per istinto chiudeva le braccia attorno a lui. "Ovvio non è in sé e quando domattina si riprenderà, manterrà la sua promessa a riguardo dei punti della Casa."
"Contaci," mormorò contro la sua gola e lei si rese conto di aver parlato a voce alta.
"Non mi importa," disse orgogliosa. "Tu sei vivo, è tutto quello che mi importa."
"Bene," le rispose con un forte sospiro, carezzandole con dolcezza il collo.
Lei chiuse gli occhi, respirò il suo profumo, e si sentì sicura. Sorrise mentre poggiava la guancia contro la cima della testa di Severus.
Il sonno vinse i due nel letto.

 


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